— Exhibition
CON IL "SEGNO" NELL'ANIMA
INTERESSANTE
— Artist

RINO 1950
Painter
🇮🇹Brescia, Italia
Dipingere, disegnare, sognare. Per me hanno sempre avuto lo stesso significato. Da bambino mi ritrovavo spesso da solo a costruirmi mondi fantastici. Lo facevo con il pongo, con unamatita, con qualsiasi cosa mi permettesse di dare forma a ciò che avevo dentro. Dovevo, per unaragione tutta mia, crearmi un universo in cui rifugiarmi, un luogo capace di farmi evadere dalla realtà e,in alcuni momenti, persino di sopravvivere ad essa. Non è stato facile, ma non posso nemmeno dire che sia stato difficile. Ho avuto la fortuna di avere duegenitori che, nel bene e nel male, non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto. E infatti il problemanon era quello. Il problema era qualcosa che avevo dentro, qualcosa che nemmeno oggi saprei spiegaredavvero. Era un bisogno. Il bisogno di immaginare, di inventare, di trasformare. Ancora oggi, quando mi ritrovo da solo davanti a una tela, torno mentalmente in quello stesso posto.Cambia soltanto la mano. È più ferma, più sicura, più esperta. Ma quello che succede è sempre lostesso. Le idee arrivano senza chiedere permesso. Sono immagini, colori, mondi, sensazioni, emozioni,pulsioni e, perché no, anche qualche cazzata. A volte ho l'impressione che sia la mano, più della testa, aprendere l'iniziativa. Come se sapesse già dove andare, mentre io posso soltanto seguirla. La musica mi accompagna sempre. La mia musica. Non è un semplice sottofondo: è una macchina deltempo. Ogni canzone spalanca una porta sui ricordi, belli, brutti, drammatici. Mi fa perdere il sensodelle ore. Ogni brano è un frammento della mia vita, un pezzo di ciò che mi ha emozionato, ferito, fattocrescere. Alimenta la fantasia e rende il dipingere qualcosa di molto simile a un viaggio. Un sogno. Untrip dal quale torno diverso da come ero partito. Non mi piace atteggiarmi. Non cerco definizioni. Creo qualcosa a cui non so dare un nome, ma chesento profondamente mio. E non credo nemmeno che spetti a me spiegarlo. Se fossi bravo con leparole, se sapessi interpretare e raccontare tutto ciò che provo, probabilmente farei un altro mestiere.Io penso di essere soltanto un tramite. Un filtro attraverso il quale passano le cose che vivo, vedo, sentoe assorbo ogni giorno. Per qualcuno sono solo fumetti. Per altri non è nemmeno pittura. C'è chi pensa che siano stampe. Unavolta uno mi disse: "Sono trasferelli". Altri evitano perfino di guardare troppo a lungo, perché il miosegno è troppo pieno, troppo incasinato. Forse hanno paura di perdersi. O forse pensanosemplicemente di perdere tempo. Per molti il mio lavoro non significa nulla. Per gli addetti ai lavorispesso non esisto nemmeno. Altri invece ci vedono immagini, storie, dettagli che io stesso non avevoprevisto. Io, dentro quei lavori, ci vedo il mio vissuto. Il mio presente. Le mie angosce. Le mie paure. Le pochecertezze che sono riuscito a conquistarmi. Ogni quadro è una specie di diario scritto senza parole. D'altronde il mondo reale continua a stare lì fuori, e ogni giorno mi regala nuovi spunti. La natura chelentamente si riprende ciò che le è stato tolto. I cambiamenti climatici. Le carestie. Guerre chesembrano non finire mai. Tragedie immense che dopo pochi giorni vengono dimenticate. L'egoismo, ilrancore, la superficialità. Viviamo circondati da nani e pagliacci, da prese di posizione assurde, dalla stupidità, dalla perdita dellamemoria storica. Dall'illusione del tutto e subito, senza mai pensare a chi verrà dopo di noi.Continuiamo a rincorrere un'idea di perfezione che non esiste. Cerchiamo un giusto assoluto cheappartiene solo ai sogni, mentre nella realtà possiamo soltanto convivere con leggi imperfette, scritteda uomini imperfetti. 1 Anche le religioni, a fasi alterne, trascinano i popoli dentro deliri di assolutismo, di onnipotenza e diignoranza crudele. Tornano il razzismo, il nazismo, la convinzione che qualcuno valga più di qualcunaltro. E sopra tutto domina il potere del denaro, dell'apparire invece che dell'essere. Non mi interessa fare il pittore maledetto. Non mi interessa nemmeno sembrare il pittore colto, legatoa un movimento, a una corrente o a un partito. Non ho bisogno di fingermi pazzo, né di convincermi diessere fuori dal sistema. Come nella vita, anche nella pittura non ho santini. Non ho maestri daidolatrare. Guardo, imparo, rispetto tutti, ma cerco di restare me stesso. Sbaglio continuamente. So benissimo di non essere perfetto. Questo sono. Questo penso. Eppure ogni volta che mi ritrovo davanti a una tela torno inevitabilmente a fare i conti con tutto questo.Malgrado gli anni passati. Malgrado le certezze conquistate. Malgrado gli affetti che oggi fanno partedella mia vita. Riemerge la stessa angoscia di quando ero bambino. La stessa solitudine, feroce edistruttiva. La stessa paura. Forse è proprio quella paura a farmi continuare a dipingere. Oppure è semplicemente... vecchiaia?
Livre d'or
Leave a message
Messages (1)
This looks amazi ng 👏